Il lavoro nell’ufficio del futuro

Davvero interessante lo studio di Colliers International sull’ufficio del futuro, quello della generazione Y, la generazione figlia della comunicazione, dei media e delle tecnologie digitali.

L’ufficio del futuro? Spazi flessibili.

Spazi flessibili significa favorire il team working, ma al contempo garantire aree a uso personale, come richiesto proprio da chi lavora all’interno delle grandi corporates: il futuro vedrà un aumento della superficie da destinare a ciascun lavoratore, causato anche dalla crescita del lavoro “a distanza”.

Secondo i dati di International data corporation, il numero di coloro che lavorano a distanza ha superato il miliardo di persone nel 2010 e si prevede che questo stesso numero subisca un incremento del 6% all’anno nei prossimi anni. E questo, dal punto di vista corporate, comporterà la necessità di ottimizzare gli spazi, riducendo i costi, e di conseguenza riprogettando gli spazi di lavoro.

Dai cubicoli degli anni ’80 del secolo scorso

Uffici degli anni '80 e '90

siamo passati agli open space, con piccole sale riunioni attigue alle postazioni di lavoro, degli anni 2000

Gli uffici degli anni 2000

e in futuro la richiesta crescente di lavoro a distanza determinerà una maggiore domanda di banche dati fatte su misura delle esigenze aziendali, poiché le funzioni IT saranno gestite sempre più in outsourcing.

Gli uffici del futuro

Certo, questi studi sono sicuramente legati alle tendenze già emerse nei “campus” statunitensi di Google e Apple, per citare qualche nome famoso, e in Italia appaiono distanti anni luce. Vero. Ma è vero anche che il mondo del lavoro sta cambiando, e se non bisogna dimenticare il passato, è d’obbligo guardare al futuro.

È questo che serve oggi, una visione programmatica sul futuro, magari con una nuova ed innovativa legge urbanistica. Tutti a parlare di IMU in questo periodo, ma tanti aspetti oggi, in campo immobiliare, sono statici e bloccati: l’IMU è solo l’aspetto più evidente, e quello che tocca direttamente il portafoglio. Di questo, all’estero, e pochi in Italia, se ne sono accorti: il nostro Paese è UN mercato, non IL mercato.

Programmazione, programmazione, programmazione.