Immobiliare in evoluzione: come la Rete rivoluzionerà i negozi tradizionali

Per la serie: “anche l’immobiliare evolve”, o almeno negli Stati Uniti, è interessante lo studio realizzato da CBRE Group, la più grande società di servizi immobiliari del mondo, che ha condotto un’indagine su 50 retailers leader internazionali (che controllano 32.000 punti vendita), mettendo in evidenza le strategie utilizzate per rispondere al meglio alle nuove esigenze dei consumatori e alla loro propensione anche all’acquisto online, oltre che all’utilizzo dei canali di acquisto tradizionali.

Multicanalità è la parola chiave, anche se l’incertezza sulla(e) strada da intraprendere rimane. Oggi il 70% dei manager intervistati non attua una vera e propria strategia multicanale, anche se il 5% totale delle vendite avviene attraverso internet, quota che le previsioni interne dei vari gruppi, prevede salire al 10% in due anni. Emerge tuttavia chiaramente che, pur essendo gli investimenti attraverso le varie piattaforme attualmente disponibili ormai non più procrastinabili, l’attenzione maggiore è, e rimarrà, nel breve periodo nella ricerca e selezione di nuovi punti vendita “fisici”, nelle cosiddette high street, pur essendo ritenuta importante la creazione di reti sociali intorno al marchio, e il m-commerce.

Immobiliare in evoluzione: come la Rete rivoluzionerà i negozi tradizionali

Ma che l’approccio sia ormai cambiato, in tutto o in parte, non è più una semplice teoria, ma una necessità. Il negozio tradizionale, nei prossimi due anni, almeno negli Stati Uniti, è destinato a svolgere un ruolo sempre maggiore come punto di distribuzione, e non solo come punto vendita, favorendo il ritiro della merce acquistata in Rete, o come punto d’appoggio per la distribuzione diretta verso la casa del consumatore. E se questo sviluppo sicuramente avrà un importante incidenza sulla gestione futura delle scorte, e quindi la necessità di creare maggiori centri di distribuzione regionale, piuttosto che utilizzare a questo scopo il magazzino nel retro bottega, l’obiettivo ultimo, per l’80% dei manager, è quello di creare all’interno del punto vendita aree dedicate in cui, ad esempio, confrontare opinioni e commenti sui social networks più popolari all’interno di siti web dedicati realizzati direttamente dal venditore.

Che la strategia online sia tutta in divenire, lo si scopre quando gli stessi manager intervistati riconoscono che attualmente non sono attive politiche di prezzo differenti tra prodotti acquistati online e prodotti acquistati nel negozio “fisico”, e che anche in futuro non è prevista questa separazione. L’intento, in realtà, è quello di migliore lo shopping online, rendendo più facile, sia la navigazione, che la selezione, che il pagamento, puntando sulla consegna diretta e gratuita per i clienti: se già oggi il 66% offre la resa gratuita per i prodotti acquistati online, entro i prossimi due anni questa percentuale salirà al 78%.

E il futuro dei negozi e dei punti vendita? Sempre in un’ottica per il prossimo biennio, il 72% dei manager ritiene di non aumentare, né ridurre, il numero complessivo di esercizi, ma che sarà messa in atto una strategia di sostituzione, ovvero di ricerca di metrature più grandi, e importanti, proprio per far fronte all’obiettivo di creare “corner shop” multicanale. Diversa invece, l’approccio riguardo alla location: tra prime location, città “secondarie” e città “minori”, le strategie sono le più diverse, e non è possibile delineare un punto comune; situazione diversa rispetto ad un altro fattore, dove c’è la totalità di corrispondenze: la necessità di avere una maggiore flessibilità nei contratti di locazione.

Se è vero che gli Stati Uniti sono in molti campi degli anticipatori, è pur vero che gli indirizzi strategici (guai a chiamarle semplicemente tendenze) elaborati oltreoceano, arriveranno, e in parte sono già arrivati, in Europa e in Italia, in quei mercati più dinamici. E qui sta l’evoluzione del mercato immobiliare: l’edificio, il fabbricato, l’immobile – in questo caso commerciale, ma le stesse considerazioni si potrebbero fare ugualmente per altri segmenti – è solo uno scatolone se non vi è un regolare e ricorrente riposizionamento, che coniughi un buon concept di fondo, una buona progettazione, una buona realizzazione, e solo alla fine una buona commercializzazione. Chiamasi semplicemente “gestione attiva”. Con queste basi l’immobile diventa il cardine dove vivere e lavorare, e produttore di un flusso finanziario attivo.